Fuori dal lavoro

Sono sposato con Mara e ho due figli, Nicole e Filippo che si sono laureati in UK e adesso lavorano a Londra.

Appassionato cultore dell’Alpinismo, l’ho praticato ai massimi livelli nazionali nel corso degli anni ottanta; sono Istruttore Nazionale dal 1985 e ho fatto parte per diversi anni della Scuola Centrale di Alpinismo e della commissione triveneta. Nel 1983 ho partecipato alla spedizione ufficiale Città di Gorizia al Cerro Mercedario (m 6770 Ande Argentine), aprendo una via nuova sulla cresta sud ovest e raggiungendo la vetta. Per tale impresa sono stato premiato dal Comune di Gorizia con il Sigillo trecentesco in argento e nominato cittadino benemerito. Nel 1997,  a Trento, in occasione del Festival Internazionale della Montagna, sono stato insignito del Chiodino d’argento, massimo riconoscimento internazionale per un alpinista. Oltre all’alpinismo attivo ho una forte predilezione per l’alpinismo raccontato.

Finora ho pubblicato tre libri e un numero imprecisato di articoli sull’argomento e sono stato ammesso quale Accademico nel Gruppo Italiano Scrittori di Montagna nel 1986 (all’epoca ero il più giovane scrittore ammesso nel cenacolo di letterati appassionati di montagna, che ha visto tra le sue file scrittori del calibro di Salvator Gotta, Dino Buzzati, Massimo Mila e Giulio Bedeschi)  Sono stato Giornalista Pubblicista dal 1986 al 1994. Oltre ad aver diretto diverse scuole di alpinismo, nel 1991 ho fondato la Scuola Isontina di Alpinismo, riunendo tutti gli istruttori delle sezioni goriziana e monfalconese del Club Alpino Italiano.

2006 Iriamurai Kenya

2006 Iriamurai Kenya

Dal 2003 sono socio del Rotary Club, in questi anni sto seguendo la logistica di alcuni progetti per la costruzione di dighe di sbarramento per l’approvvigionamento idrico in zone impervie del Kenya settentrionale, oltre a collaborare per il mantenimento di una scuola professionale, per il miglioramento delle condizioni educative e sociali delle giovani donne di quella regione.

Nel 2003 sono stato operato ad entrambe le ginocchia e i medici mi avevano proibito qualsiasi tipo di stress fisico agli arti. Il chirurgo che mi aveva operato mi aveva detto testualmente “lei non potrà più correre, sciare, né tanto meno arrampicare”.

Per dieci anni della mia vita ho seguito i loro consigli e il risultato sono stati 20 chili di peso in più, la steatosi epatica e un principio di resistenza insulinica. Insomma, ero una carcassa grassa che si trascinava nella vita. Ad agosto 2013 ho detto basta, assieme a mia moglie, abbiamo deciso di riprenderci la nostra vita modificandola.

E’ stato anche in questo caso un problema di riorganizzazione, ma oggi, con venti chili in meno e molto fiato in più, posso dire di essere soddisfatto di quella scelta.

Triathlon 1

Una delle prime gare di Triathlon Sprint

Non mi andava più di ritornare ad arrampicare, perché non avrei sopportato di non riuscire più a fare quello che avevo fatto in passato, probabilmente non sarei stato capace di accettare di veder calare di anno in anno le mie prestazioni.

Pertanto ho cercato reinventarmi. Che cosa sapevo fare?

Ero capace di correre, di andare in bicicletta e di nuotare. Era fatta. Mi sono iscritto ad una squadra di triathlon della mia città e a quasi sessant’anni di età ho iniziato ad allenarmi con ragazzi molto più giovani e a gioire nuovamente per il piacere di ascoltare il mio corpo.

Il triathlon è uno sport meraviglioso e spero di poterlo praticare per tutta la vita.

Questo non significa che non apprezzi altri aspetti della vita.
Mi piace cucinare, sono un cultore del vino e, in particolare, mi sono appassionato alla panificazione. Veder crescere un impasto lievitato è una magia della natura, riuscire a controllarlo è un piacere enorme.
Per queste passioni sono stato accolto come accademico, nell’accademia italiana della cucina, e nominato “Nobile” del Ducato dei Vini Friulani.
Sembra impossibile, ma riesco, attraverso lo sport e il movimento, a mantenere un equilibrio fisico che mi permette di dedicarmi anche ai piaceri della vita.
Il problema più grande è gestire lo stress che deriva dalle molte ore di lavoro.