Facebook e la comunicazione politica

Da quando è circolata la voce che Obama ha vinto le elezioni anche grazie alla sua pagina Facebook, non c’è politico che non voglia essere presente sul social network più frequentato del mondo.

Solo io, limitando l’analisi al Friuli Venezia Giulia, ho 37 contatti.

Politici di professione, deputati e senatori, consiglieri e assessori regionali, amministratori locali, tutti tendono a sfruttare le potenzialità di comunicazione di questo strumento.Mi sembra giusto e politically correct, ma quanti di questi stanno sfruttando correttamente la piattaforma della società di Palo Alto?

Certo Mark Zuckerberg nel suo dormitorio di Harvard nel 2004 non avrebbe mai immaginato la piega che la sua creatura avrebbe avuto negli anni a venire, ed infatti Facebook, non essendo nato per questo genere di applicazioni, può diventare un’arma pericolosa se non gestito correttamente. E’ molto facile che questo strumento si trasformi in un pericoloso boomerang virtuale.

Senza entrare specificatamente nel dettaglio, si possono individuare diversi errori nella strategia seguita. Molti non considerano il tempo che questo strumento necessiterà per un aggiornamento costante e sottovalutano l’impegno richiesto. Alcuni trattano il proprio profilo personale, frequentato da amici e conoscenti, alla stessa stregua della pagina pubblica, che molti addirittura non possiedono.

Ma quello che è l’errore più frequente che ho notato è la centralità dello strumento o, in altri casi, lo scollegamento tra questo e altri mezzi di comunicazione utilizzati sul web o off-line.

Facebook è frequentato da molte persone, ma non da tutti. Gli elettori o potenziali tali, al pari dei consumatori di un prodotto, non è detto che siano presenti in Facebook e quindi, rivolgendosi soltanto a questi, si rischia di tagliare dalla comunicazione una gran parte di possibili fan.

Aprire una pagina in Facebook, poi, significa aprire un canale di comunicazione bidirezionale. Questo significa che è necessario che i visitatori possano commentare i post e ne possano lasciare di nuovi, pertanto le pagine prive della possibilità di scrivere da parte dei visitatori, saranno giustamente considerate un atto di mancanza di sensibilità nei confronti dei Cittadini elettori.

Ma se permettiamo, come dobbiamo, la comunicazione bidirezionale, è necessario considerare molto seriamente la possibilità di contraddizioni tra i vari strumenti utilizzati. Quindi la pagina di Facebook, così come Twitter o LinkedIn,  devono necessariamente essere collegati a tutti gli altri media utilizzati in modo da non rischiare che le diverse comunicazioni abbiano sfumature contrastanti e dare adito a diverse interpretazioni.

Nella mia esperienza ritengo che la centralità della comunicazione per un personaggio pubblico, soprattutto di un uomo politico, debba risiedere nel Blog istituzionale, vero canale di comunicazione sul Web, supportato poi dalle varie presenze nelle pagine dei social network che, però, devono essere subalterne al Blog.