E’ passato un mese di questo 2011

E’ trascorso quasi un mese da quando ho scritto l’ultimo post su questo Blog.

Il Glossario dei termini per il 2011 era un modo per esorcizzare i timori per questo nuovo anno che non si presenta facile.

In queste tre settimane ho analizzato la situazione contingente dell’economia del profondo Nord Est, la vecchia locomotiva d’Italia, anche nell’ottica di un convegno che sto organizzando il 24 marzo, e ho trovato che la situazione è desolante.
Tutti i miei Clienti, che sono al timone di aziende piccole e medie, hanno le idee confuse come non mai. Il lavoro c’è, dall’inizio del 2010 le richieste e i fatturati sono progressivamente cresciuti e si sono riportati, se non ai livelli del 2008, almeno a quelli del 2006/2007. Quindi il sentiment dovrebbe essere positivo, invece la visione verso il futuro è fortemente pessimista.
Due sono i fattori che preoccupano, e non si capisce quale dei due sia considerato il più importante. Il primo è la crisi di liquidità che stiamo vivendo; i tempi di pagamento si sono allungati in maniera spaventosa e questo fattore preoccupa ancora di più considerando qual’è oggi il costo del denaro. La mancanza di liquidità non è causata da speculazione, ma proprio dal fatto che i soldi non ci sono e, quindi, non girano.
Il secondo problema è lo stato del nostro sistema governativo.
Ora, io non voglio entrare in un tema politico e schierarmi da una o dall’altra parte, ma stiamo vivendo, nelle ultime tre settimane, una situazione catastrofica, con al centro della scena notizie che nulla hanno a che vedere con le priorità del nostro Stato.
Le industrie boccheggiano, la pressione fiscale è alle stelle, tra poco saremo chiamati ad affrontare delle gravissime emergenze sociali e nessuno parla dei veri problemi, quelli economici e finanziari. Non si parla di riforme, di infrastrutture, di politiche economiche per il rilancio.
La Cina ha segnato un + 10,7% del prodotto interno lordo nel terzo trimestre 2010, divenendo di fatto la seconda potenza economica mondiale, alle spalle degli USA. Un trend che sembra continuerà nel 2011, dimostrando che la crisi non è mondiale, ma soprattutto che la crisi che stiamo vivendo noi qui in Italia ed in particolare nelle aziende del Nord, non è legata ai fatti internazionali, ma semplicemente alla perdita di competitività. E questo è molto più grave. Non ci sarà un recupero dei livelli di ricavi e di profitto, non perché non ci sarà più mercato, ma perché le nostre aziende non sono più competitive.
Il mercato mondiale ripartirà e noi rimarremo al palo, perché le nostre imprese non ce la faranno.
Viviamo secondo me la più grave crisi della nostra storia, ma nessuno di chi è al timone della nave se ne sta rendendo conto. Siamo come il Titanic, l’orchestra continua a suonare e la nave sta inesorabilmente affondando.
Le aziende devono farcela da sole, cercando di organizzarsi, o meglio riorganizzarsi, per riuscire a contenere i costi ed elaborare strategie di posizionamento in segmenti di mercato che permettano di privilegiare la qualità rispetto al prezzo. Dobbiamo sviluppare quelle attività e quei settori per i quali siamo rispettati nel mondo, cercando di esplorare nicchie nei mercati del mondo. Ma purtroppo, ho paura, le aziende dovranno farlo da sole, senza l’aiuto di uno Stato che da anni sta parlando di innovazione, di internazionalizzazione, di infrastrutture, di riforma del fisco, ma non sta facendo assolutamente nulla. Saremo costretti, ancora una volta nella storia ad inventare una rinascita imprenditoriale senza che nessuno ci dia una mano, anzi districandoci ancora tra i meandri della burocrazia.