Il Web, la moderna tribuna elettorale

Quest’oggi si è votato per i ballottaggi in comuni e province e la campagna elettorale è terminata ormai da due giorni.

E’ stata la prima volte che il Web ha giocato un ruolo di primaria importanza in una tornata elettorale. Ne è un esempio il consenso ricevuto da molte liste civiche del movimento a cinque stelle che sono nate e si sono sviluppate in rete.

Anche i numerosi politici della vecchia guardia, non molto propensi all’utilizzo dei mezzi di comunicazione legati alla rete, sono stati costretti ad adeguarsi, mostrandosi al passo con i tempi e occupando i social network con le loro pagine e i loro post.I video di Berlusconi contro la sinistra, pubblicati su YouTube, sono stati visualizzati migliaia di volte e alcuni siti ufficiali di candidati sindaci hanno ricevuto milioni di accessi.

Oggi, chi aspira a ricoprire una carica politica non può esimersi dal confronto diretto con i Netizen, i cittadini di Internet, ma ci si deve chiedere se l’attuale classe politica comprende a pieno le potenzialità della Rete.

Nonostante le buone intenzioni, però, la poca conoscenza delle dinamiche della rete, congiuntamente al lavoro di staff di supporto non sempre qualificati, ha dato il via ad una serie di situazioni paradossali, talvolta esilaranti e molto spesso completamente controproducenti nei confronti del candidato di turno.

Quello che la maggioranza dei politici continua ad ignorare è che il Web differisce dagli altri media perché permette una comunicazione bidirezionale, che consente anche ai cittadini di interagire e di esprimere liberamente il proprio pensiero e la propria opinione.

Inoltre la rete, soprattutto i social network, fanno da cassa di risonanza degli eventi e ne amplificano i risultati, siano essi positivi o negativi.

Emblematico il caso della campagna elettorale di Milano, nella quale l’infelice frase di congedo di Letizia Moratti nel confronto televisivo con Giuliano Pisapia, ha dato la stura ad una ridda di video virali, con chiaro intento satirico, zeppi di accuse inventate a carico del candidato di sinistra.

Il tweet con cui Pisapia ha commentato una sventata una rapina (Altrochè Batman: stamattina abbiamo sventato un furto d’auto) ha catalizzato l’attenzione su Twitter.

Proprio su questo social network sono nati i #morattiquotes e sono nate alcune spassosissime bufale. La più divertente è stata quella relativa al quartiere di Sucate, che ospita la più grande moschea abusiva d’Europa proprio in corrispondenza dello svincolo in via Giandomenico Puppa.

Lo staff del sindaco in carica è caduto vittima della burla e una delle risposte alle lamentele dei cittadini è diventata un pezzo da antologia: “Nessuna tolleranza per le moschee abusive. I luoghi di culto si potranno realizzare secondo le regole del nuovo PGT!” (Piano di Governo del Territorio).

Facebook, in particolare è stato l’attore principale di queste elezioni amministrative. Forse trainati dall’effetto Obama (che aveva per primo usato il social network nella sua vincente campagna elettorale per le presidenziali USA) tutti i candidati hanno voluto avere la propria pagina. Molti ne avevano anche tre o quattro, quasi sempre scollegate tra di esse e non collegate neppure con il sito o il blog istituzionale. Il risultato è stato a volte terrificante, con risposte diverse a domande simili che i cittadini elettori avevano posto sui diversi mezzi. Evidentemente le persone dello staff si erano divise i compiti e ognuno rispondeva nel luogo presidiato, non concordando però la risposta corretta con gli altri.

Ci sono stati anche molti casi spiacevoli di intolleranza. I politici, non abituati al contraddittorio, hanno spesso usato la vetrina virtuale come un comizio. Molte le bacheche chiuse, chiaro segno di antidemocraticità, e quel che è peggio, amicizie tolte a contestatori e post eliminati velocemente, ma non troppo da non essere stati letti da qualcuno che prontamente denunciava l’abuso.

Segnali chiari di scarsa se non nulla conoscenza del mezzo.

Questi fatti hanno generato una miriade di video satirici su YouTube che hanno continuato la loro crescita in maniera esponenziale per tutto il periodo elettorale. Alcuni sono diventati dei veri e propri tormentoni. Famoso il video della banana del candidato Presidente della Provincia di Gorizia.

Certo i social network non hanno fatto la differenza. Mezzi democratici per natura, non sono ancora conosciuti e utilizzati da un numero sufficiente di persone. Tutto sommato lo spostamento dei voti non ha inciso moltissimo, anzi, molto spesso i commenti in rete facevano presupporre alcuni risultati che poi sono stati completamente disattesi.

Ma questo non significa che il mezzo non sia stato importante e dovrà esserlo adesso, dopo le elezioni, più che mai utile per continuare a comunicare, anche nel periodo esecutivo e non soltanto elettorale, l’operato di eletti, siano essi di maggioranza che di opposizione. La sfida mediatica inizia ora. Negli anni passati la presenza in video e gli slogan veicolati attraverso i vari media cessavano immediatamente al termine della campagna elettorale. Adesso staremo a vedere quale sarà la forza del popolo della rete, nel continuare ad istigare e sollecitare gli eletti.

La classe politica sarà costretta finalmente a capire le dinamiche del Web, le sue enormi potenzialità, ma anche i suoi enormi rischi. E tutto questo a vantaggio della democrazia.