Scusate il ritardo

Eh si, luglio è stato un mese pieno di lavoro e di impegni e ho un po’ trascurato il Blog.

Ma non tutto il male viene per nuocere e la sosta forzate da queste pagine mi ha permesso di pensare approfonditamente a quello che stiamo passando, come cittadini italiani ed europei.

La profonda crisi finanziaria e strutturale che stanno attraversando molti paesi europei, la Grecia in testa, il rischio di default dell’economia americana, la continua stagnazione dell’economia italiana e il tunnel sempre più lungo che non fa vedere la fine, almeno per noi italiani, di questa crisi,  ci fa sempre più spesso ragionare sui vantaggi e gli svantaggi che una nazione come la nostra ha avuto dall’Unione europea.Quella italiana, dalla seconda rivoluzione industriale in poi, è sempre stata una economia basata sulle micro imprese. Si parla tanto di PMI, ma se andiamo ancora oggi a leggere i dati che ci fornisce l’ISTAT scopriremo che l’ossatura della nostra economia si basa sulle aziende con un numero di addetti che è inferiori alle 10 unità e che rappresenta il 97% dell’intero reparto produttivo. E in questo caso non possiamo parlare di PMI, ma, appunto, di microimpresa.

Ma non è soltanto questa la caratteristica del nostro tessuto produttivo. L’Italia ha fondato  le proprie strategie di mercato soltanto sul prezzo, una delle 4P del marketing, sfruttando negli anni la voglia di fare degli artigiani (che se avessero diviso il ricavo lordo per il numero delle ore lavorate, probabilmente avrebbero cercato un lavoro dipendente) e la capacità di realizzare un buon prodotto, a costi bassi, pur senza grandi strutture industriali.

Anche le poche grandi aziende italiane hanno sempre percorso la strada del prezzo basso. La nostra industria chimica (Enichem – Montedison ecc.) produce una chimica di base, cheè fortemente inquinante e che chiunque al mondo è in grado di replicare. L’industria tessile l’abbiamo rubata agli inglesi alla fine dell’ottocento e il nostro unico punto di forza era il costo più basso. L’industria siderurgica è gravata dalla mancanza di materia prima. L’industria automobilistica ha vissuto di privilegi statali, ma non è stata in grado di creare una vera mentalità industriale, pretendendo dai propri subfornitori soltanto il prezzo e non l’eccellenza.

Un sistema di questo tipo poteva essere vincente soltanto a condizione di poter continuare, all’infinito, ad avere dei costi bassi che permettessero di mantenere un prezzo basso alla vendita. Finché c’era la Lira tutto funzionava, male ma funzionava. La possibilità di svalutare e di presentarsi con un cambio favorevole sul mercato permetteva alle nostre imprese di essere competitive nonostante le continue vessazioni da parte dello Stato che sembra non giochi con noi, ma, calcististicamente parlando, sia il dodicesimo  uomo della squadra avversaria.

Abbiamo una pressione fiscale tra le più alte in Europa e nel mondo, gli oneri sociali  incidono per oltre il 100% sullo stipendio medio di un dipendente e questo significa che il suo potere d’acquisto è ridotto a fronte di uno dei costi di manodopera più elevati del mondo. Alti costi sociali, bassa capacità di spesa.

E l’Europa che cosa ci ha portato? Di positivo credo nulla, e lo dico io che sono sempre stato un europeista convinto.

L’errore fondamentale di questa unione è che siamo una confederazione, nella quale ogni nazione continua a farsi i propri interessi, senza una politica economica comune. Negli USA il federalismo è stato la chiave del successo economico della più grande potenza della terra, se avessero vinto i sostenitori della confederazione, durante la guerra di secessione, probabilmente gli USA sarebbero come l’America Latina e come presto sarà l’Europa.

L’unione monetaria non ci ha portato alcun vantaggio. ma questo era prevedibile, perché storicamente dimostrato. Mai nella storia moderna una moneta legata a dei parametri obbligatori ha permesso di far sviluppare l’economia dei paesi coinvolti. Si pensi al primo tentativo alla fine degli anni ’60 di unificare la moneta che avrebbe portato ad un fallimento economico durante la crisi petrolifera del 1973.

Per quante volte la Lira e altre monete erano state costrette negli anni dello SME ad uscire e fluttuare liberamente? Oggi questo non è più possibile e molte nazioni europee subiranno pesantemente il risultato di questa scelta.

Soltanto un vero federalismo europeo ci potrebbe salvare, con una politica economica unica, leggi uguali per tutti gli Stati, almeno leggi in materia economica e fiscale, difesa, sanità. Un governo centrale unico, una politica estera unica e governi periferici che decidano soltanto su questioni locali. Basta copiare gli USA, non serve fare tanti voli pindarici.

In alternativa che cosa ci succederà? A noi italiani intendo.

Con il nostro regime fiscale e sociale, con il peso del debito pubblico le nostre aziende non riusciranno ad essere competitive, e si fa presto a parlare di innovazione, una impresa che per anni ha puntato soltanto a fare un prodotto che costasse poco non può di colpo reinventarsi con un’anima tecnologica e innovativa. E questa situazione non permette di essere competitivi sotto il profilo del prezzo. La Cina e tutti i paesi emergenti godono di situazioni interne tali da permettere un costo del lavoro bassissimo che l’Italia non riuscirà più ad avere. Almeno rimanendo legata all’Euro.

A mio avviso le soluzioni sono due, o l’Europa diventa realmente una Federazione di Stati con un politica estera ed economica unica o è meglio uscire dall’Euro, rischiare il default, ma ridare competitività alle nostre aziende. L’alternativa, e di questo i nostri governanti ne dovranno tenere conto, sarà un problema sociale impossibile da arginare che potrebbe portare ad una vera e propria Rivoluzione.