Gli italiani e l’Euro

Mi sono sempre chiesto il motivo per il quale c’è stato il grande fenomeno inflattivo dopo l’entrata in vigore dell’Euro, sia in Italia sia in molti paesi dell’Unione Europea.

Non che non l’avessi previsto, mi ricordo che un anno prima dell’entrata in vigore della moneta unica, discutevo con un mio cliente albergatore che all’epoca vendeva le camere singole a 120.000 Lire e affermava che si sarebbe fatto il cambio e che tutto sarebbe continuato come prima. Io avevo ribattuto che sicuramente, essendo il cambio a 1936,27, molti avrebbero arrotondato alla cifra tonda successiva e non certamente a quella inferiore e che questo avrebbe portato ad una botta inflattiva mica da ridere.

Ero ottimista. Non avrei mai immaginato che in pochi mesi i prezzi sarebbero, praticamente, raddoppiati. Oggi lo stesso albergatore vende le stesse camere a quasi 140 Euro, ma nel complesso, sottraendo i costi ai quali il suo albergo lavora, ha una redditività inferiore a quella di dieci anni fa.

Ma perché nessuno si è mai ribellato veramente? I professionisti, le aziende, i commercianti, in poco tempo, magari a fatica, ma sono riusciti ad allineare i propri prezzi di vendita, ma i lavoratori dipendenti hanno visto pesantemente ridotto il proprio potere d’acquisto. Si pensi ad un operaio che percepiva uno stipendio di 1.400.000 Lire, che era assolutamente sufficiente a sostenere una famiglia, che si è trovato a percepire 700 Euro al mese e soltanto dopo molti anni è riuscito ad avere 1.000, 1.200 Euro mensili, assolutamente inferiori come valore relativo. Per non parlare delle pensioni che sono praticamente rimaste uguali al cambio ufficiale e hanno avuto soltanto qualche aggiustamento legato all’inflazione ufficiale, ma che non corrisponde assolutamente al valore reale del costo della vita.

Ma, dicevo, come mai nessuno si è pesantemente opposto a quanto stava accadendo? Io credo per un motivo psicologico, perché ancora oggi, a dieci anni di distanza, per comprendere il valore di quanto stiamo acquistando, è necessario ragionare in lire, altrimenti il nostro cervello non percepisce il valore della moneta.

L’ho notato molto spesso nei comportamenti di spesa degli italiani, e ne ho avuto una conferma ieri ad una pompa di benzina.

Il mercoledì una nota marca nazionale di carburanti propone uno sconto di 10 centesimi al litro per il self service. La promozione è molto ben comunicata attraverso cartelli colorati e visibilissimi, ma alla pompa del self service non c’era nessuno, mentre c’era la coda alle pompe del servito.

Mi sono confrontato sia con il benzinaio che con alcuni clienti. La risposta è stato che per quel valore la gente preferisce farsi servire, piuttosto che avere la noia di far da se.

Ma quel valore corrisponde alle vecchie 200 Lire. Non ne posso più avere la controprova, ma sarei stato curioso di vedere il comportamento degli automobilisti se dieci anni fa ci fosse stata una promozione e avessero fatto uno sconto di 200 Lire al litro per chi si serviva da solo. Sono più che convinto che la coda al self service sarebbe stata lunghissima. Pensiamo che per dieci litri di carburante abbiamo un risparmio netto di 1 Euro e per un pieno medio di 40 litri il risparmio è di 4 Euro, ossia 8.000 Lire.

Con 8.000 Lire un tempo si pranzava.

La stessa cosa avviene quando ci sono i rincari. Sempre rimanendo nel campo dei carburanti, nessuno percepisce aumenti di dieci e anche di venti centesimi, mentre un tempo ci sarebbe stata la rivoluzione se qualcuno si fosse pensato di aumentare in una sola volta di 200 o di 400 lire il prezzo della benzina.

Soluzioni possibili? Il dibattito è aperto.