Internazionalizzazione delle PMI

Si sa che da ogni crisi economica possono nascere opportunità, importante è riflettere sui mestieri che stanno concludendo il loro ciclo di vita e guardare ai trend del prossimo futuro.

Si parla continuamente di innovazione ed internazionalizzazione, ma le nostre PMI sono già pronte per questo passo che giorno dopo giorno diviene sempre più obbligatorio per poter sopravvivere?

Iniziamo con questo post una serie di articoli per aiutare l’Imprenditore ad affrontare i mercati internazionali.Da quanto ne so, anche senza guardare alle statistiche che ci dicono che il 97% della struttura economica del nostro paese si basa su microimprese con un numero di addetti inferiore alla decina, ho delle grandi perplessità a credere che queste imprese riusciranno nel breve periodo ad affrontare i mercati internazionali.

Il problema non è la dimensione, ma il know how e la mentalità. La maggioranza delle nostre aziende opera nella subfornitura, avendo per decenni servito quelle poche aziende che possedevano un prodotto e un mercato in cui andare a venderlo.

Questo fa si che, pur possedendo conoscenze tecniche approfondite e strutture produttive valide, non possono comunque pensare di affrontare il mondo fuori dai confini nazionali, se non riproponendo in chiave estera ciò che finora hanno fatto per Clienti italiani.

Lo so che per un’azienda friulana o veneta l’Austria o la Baviera sono più vicine che non il Piemonte o la Puglia, ma è la mentalità che cambia completamente e l’accesso a questi nuovi mercati deve essere pianificato opportunamente per non  rischiare di perdere tempo, energia, risorse e, conseguentemente,  denaro.

Le nostre piccole imprese si sono sempre  contraddistinte per ingegnosità ed inventiva. Il Made in Italy è conosciuto nel mondo per la freschezza delle idee e la capacità di realizzarle con pochi mezzi.

Questa è la sfida nel breve futuro per le nostre imprese. La creazione di prodotti, non soltanto di lavorazioni, che possano essere esportati e che siano riconoscibili nel mondo come realizzazioni dell’inventiva italiana.

Ma questo è soltanto il primo presupposto. Aziende anche mediamente strutturate molto spesso non sono in grado di affrontare i mercati internazionali. Creare delle relazioni con persone di paesi che hanno culture molto diverse dalla nostra presuppone delle conoscenze che quasi sempre non fanno parte del know how dell’imprenditore nazionale. Molti sono i tentativi di mettere il naso fuori dai nostri confini che hanno avuto conseguenze catastrofiche, perché manca quasi sempre una seria pianificazione. Si tende a sparare a 360° provando e riprovando, nella migliore tradizione empirica, a vendere attraverso distributori, agenti o, molto spesso, avventurieri, il proprio prodotto o il proprio servizio, con la netta convinzione che se il proprio modello di business è stato finora vincente in Italia, lo sarà certamente anche in qualsiasi altro paese straniero.

A partire da questo post, cercherò nei prossimi mesi di inserire su questo Blog dei consigli e degli spunti per la riorganizzazione della propria struttura gestionale e operativa per poter affrontare, di volta in volta, paesi diversi.

Perché quando si parla di internazionalizzazione si deve necessariamente parlare di riorganizzazione. Bisogna guardarsi dentro, dopo aver individuato il mercato da affrontare, per capire che cosa ci serve per poter competere e ottenere dei profitti dai nostri sforzi.

A presto