“Piccolo” non è più “Bello” – a margine del 1° Convegno degli Odontotecnici

Ieri mattina, sabato 13 ottobre, presso la Camera di Comercio di Udine, ho avuto modo di partecipare come relatore al 1° Convegno regionale degli Odontotecnici del Friuli Venezia Giulia, organizzato dal Coordinamento regionale delle associazioni odontotecniche (ANTLO – CIO Confesercenti – FENAODI Confartigianato – CNA SNO).
Da diversi anni seguo questo micromondo imprenditoriale, attraverso la consulenza di organizzazione a due importanti realtà di questa regione.
Si tratta di una realtà sospesa tra artigianato artistico e tecnologie avanzate. Un mondo a parte che sta cercando una corretta collocazione nel più vasto settore delle protesi sanitarie.

Oggi le direttive europee e le normative di prodotto hanno fatto cambiare la vecchia bottega artigiana, nella quale l’odontotecnico, con grande maestria, modellava a mano le protesi che poi venivano adattate nella bocca del paziente.

Oggi la tecnologia, sia in termini di processi, sia di materiali, ha fatto fare un grande balzo in avanti a questi studi professionali che non potranno sopravvivere nel breve futuro se non avranno la volontà e le capacità di aggregarsi e di fondare delle solide società, capaci di ricercare, innovare e posizionarsi nella fascia elevata di mercato.

Come in moltissimi altri settori artigianali, anche in questo caso “piccolo” non è più sinonimo di “bello”. Le competenze richieste per stare al passo con l’innovazione sono elevatissime e non sarà più accettabile, in futuro, un piccolo laboratorio composto da una, due persone, che fanno tutto.

La ricerca che la società Key-Stone ha presentato nel 2012 fotografa una situazione tipicamente italiana. Per circa 40.000 studi odontoiatrici, ci sono circa 13.000 laboratori odontotecnici che sono composti, in media, da 1,9 addetti. Il rapporto Fornitore-Cliente è presto fatto: 1 a 2, massimo 1 a 3.

Questa situazione, un po’ penalizzata anche dalla crisi, ma soprattutto da nuove forze entranti che, a fronte di prezzi bassissimi, stanno modificando il mercato, presenta diverse sfaccettature.

Da un lato abbiamo il Cliente finale, il Paziente nella cui bocca verrà installata la protesi, e dall’altro estremo il Laboratorio che quella protesi ha realizzato. In mezzo abbiamo il medico.

Ormai l’offerta, in termini di prezzo, è molto differenziata, ma il Cliente finale non è in grado di valutare e i laboratori più seri, che seguono rigidamente le normative, sono dotati di tecnologie più avanzate, ma che non hanno la forza finanziaria di presentarsi al mercato e di far comprendere al potenziale Cliente i rischi di affidarsi a prodotti di basso livello.

A mio avviso, e l’ho rimarcato nella mia relazione, l’unico modo per riuscire a sopravvivere sarà quello delle aggregazioni, aggregazioni che dovranno portare a società strutturate nelle quali riuscire a fare ricerca, e migliorare il rapporto con il proprio Cliente, fidelizzandolo attraverso la sicurezza di un prodotto conforme alle leggi e alle norme tecniche, che lo garantisca sotto il profilo tecnico di sicurezza, ma che nello stesso tempo porti in se quella capacità tutta Made in Italy di  differenziarsi per quelle qualità estetiche che hanno permesso, a quei pochi laboratori che finora ci sono riusciti, di lavorare per l’estero, facendo apprezzare le qualità intrinseche del lavoro italiano. Un lavoro che sotto la tecnologia possiede un’anima.

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