re-start

La ripartenza della nostra economia potrebbe arrivare dalle start-up tecnologiche. Non vorrei ripetermi, ma il modello del piccolo è bello, se posizionato in un segmento basso di mercato, non potrà mai più competere in un mondo globalizzato dove le produzioni di alta serie e di bassi contenuti tecnologici saranno dominio dei paesi emergenti. Se l’unica leva di business è il prezzo, con i nostri costi siamo perdenti in partenza.

Ma quali sono le opportunità che vengono offerte in Italia ai giovani imprenditori?  In altre nazioni più o meno evolute, grazie a incentivi fiscali e semplificazioni burocratiche, le start-up sono all’avanguardia in molti settori. Perché non dovremmo riuscirci anche qui da noi? In fondo siamo pur sempre il paese del venerato Made in Italy.

Ma vediamo che cosa succede in giro per il Mondo.Avreste mai detto che Israele, grazie al programma Yozma, lanciato nel ‘93, è diventato in pochi anni il paese con il più alto numero di società quotate al Nasdaq e che detiene il più alto numero di brevetti pro capite hi-tech nel settore medicale?

E avreste pensato che l’Estonia è il paese con il più alto numero di start up procapite dell’Europa?

D’altra parte, per chi ancora non lo sapesse,  la soluzione tecnica di Skype non è nata come si potrebbe pensare, nella Silicon Valley,  ma è stata messa a punto in Estonia da Jaan Tallinn, Ahti Heinla e Priit Kasesalu.

Volando negli USA, il paese della Silicon Valley, di Google e Facebook, notiamo che il 40% della ricchezza americana oggi è prodotto da imprese che 30 anni fa non esistevano e negli ultimi dieci anni le start-up statunitensi hanno creato tre milioni di posti di lavoro. Il modello americano continua ad alimentare questo trend.

L’amministrazione Obama ha lanciato il progetto Startup America che favorisce lo sviluppo di una forma di partnership fra imprenditori, multinazionali, università e fondazioni.

Questo progetto è stato in grado di mobilitare in meno di un anno l’equivalente di un miliardo di dollari in business service per un network di servizi a disposizione di centomila startup nei prossimi tre anni.

In Europa si fa vedere l’UK che, attraverso il proprio governo ha patrocinato la campagna StartUpBritain, concepita e finanziata da imprenditori per favorire la nascita e la diffusione di nuove aziende innovative.

Ritornando vicino a noi, l’Austria ha varato un pacchetto di finanziamenti da oltre 100 milioni di euro in sei anni per i giovani imprenditori.

Oltreoceano, ma andando stavolta sotto l’Equatore, troviamo il Cile che da qualche anno cerca di proporsi come hub globale dell’innovazione. In questo paese c’è un programma per attirare imprenditori che si avvale di professionisti dalla Silicon Valley e nel cui ambito sono state selezionate idee di business per le quali è stato varato un pacchetto di misure di sostegno.

In materia di misure a favore del lancio di start up, il Cile presenta indicatori superiori a quelli italiani. Credo sia il caso di pensarci seriamente.

 

 

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