Conviene ancora delocalizzare in Cina?

delocalizzare in Cina conviene ancora?Il basso costo del lavoro è stato sicuramente il motivo principale che negli anni ha spinto le imprese occidentali a delocalizzare tutta o parte della propria produzione nei paesi del Far East.

Questo fatto ha attratto moltissime aziende produttive in Cina, nel corso degli ultimi vent’anni. Le imprese che hanno delocalizzato nella terra dei mandarini, sono state soprattutto quelle labor-intensive, e questo fatto ha decretato spesso la perdita di migliaia di posti di lavoro in Italia.

Al giorno d’oggi, a causa del miglioramento netto dell’economia e di alcune leggi che impongono l’aumento dei salari minimi del 10-15% per alcune fasce di lavoratori, il costo del lavoro, pur rimanendo ancora molto inferiore alla media europea, non rappresenta più un vantaggio così marcato.

Qui di seguito riporto i dati rilevati dalla Camera di Commerico Italo Cinese, per gli stipendi medi rilevati in città come Pechino, Shanghai, Guangzhou.

I valori medi dei costi di manodopera, per mese, in Euro, sono i seguenti :

•          Operai da 56 a 166

•          Impiegati da 221 a 386

•          Dirigenti  da 4094 a 8700

Questi valori tenderanno a salire nei prossimi anni e, come si nota, i costi per il personale dirigente è già oggi vicino ai valori europei.

Ridotto il vantaggio rappresentato dalla forbice sui salari, vediamo se conviene ancora delocalizzare in Cina.

La risposta a questa possibile domanda è molto complessa e non può esistere soltanto una risposta applicabile a tutte le imprese. Possiamo però analizzare altri fattori che possono influenzare la scelta di delocalizzare, per capire se, ancora oggi, gli investimenti diretti in Cina risultino essere convenienti.

I vantaggi valutari

Lo Yuan, la valuta che ha corso in Cina, è stata mantenuta per anni volutamente a valori bassissimi, in modo da permettere alla Cina di conquistare un immenso vantaggio a livello commerciale sul resto del mondo.

Le esportazioni sono risultate sempre molto convenienti per i paesi importatori e le importazioni in territorio cinese venivano penalizzate, favorendo in questo modo il mantenimento in Cina della ricchezza prodotta all’interno del paese.

C’è da considerare, però, che gli alti livelli di inflazione cui è andata incontro la Cina negli ultimi anni, hanno obbligato un apprezzamento forzato dello Yuan e questo ha causato dei costi molto più elevati ad un eventuale investitore esterno.

La bolla immobiliare

L’economia segue le proprie regole ovunque e, anche in Cina, l’economia in forte crescita ha causato un livello altissimo del prezzo degli immobili che hanno raggiunto prezzi elevatissimi a causa della forte domanda.

Acquistare oggi dei terreni o dei fabbricati in Cina è molto più costoso rispetto a qualche anno addietro e questo può sicuramente scoraggiare l’apertura di uffici e impianti nel paese.

A causa del rallentamento dell’economia, inoltre, potrebbe accadere da un momento all’altro che esploda la bolla immobiliare, con le conseguenze a tutti noi note.

Concorrenza di altri paesi più poveri

Anche la Cina incomincia a soffrire della concorrenza dei paesi più poveri che riescono ad essere più competiviti sul costo del lavoro.

Come abbiamo scritto e ripetuto più volte su questo Blog, se la leva di competizione si basa soltanto sui prezzi più bassi di vendita, e non sulla qualità del prodotto, la forza competitiva cede di colpo nel momento in cui entra sul mercato un nuovo concorrente che offre gli stessi prodotti a prezzi più bassi.

Alcuni dei paesi vicini come Vietnam, Cambogia e Indonesia, ma anche la stessa Cina, sta subappaltando o delocalizzando parte del lavoro nei paesi Africani, a loro volta più poveri, riuscendo quindi a offrire prodotti manufatturieri a prezzi ancora più bassi.

Questa delocalizzazione estrema va a scapito della qualità e sicurezza dei prodotti, ma, come dicevamo, se la leva di competizione è il prezzo, nei prossimi anni sarà sicuramente vincente.

Per quanto tempo ancora i Cinesi si accontentano di una ciotola di riso?

Per quanto tempo ancora i cinesi si accontenteranno di una ciotola di riso al giorno per vivere?

Oggi nel Parlamento cinese siedono 85 miliardari (in dollari) e gran parte dei miliardari del mondo sono cinesi. Ma per quanto tempo ancora questa grande nazione potrà mantenere il suo popolo a questi regimi di sopravvivenza?

Ricordiamo che negli anni ’60 e ’70 la stessa situazione l’avevamo in Giappone. Un popolo nato per lavorare e per servire la propria Patria. Non dimentichiamoci che negli anni ’80 il Giappone era considerato la seconda potenza economica mondiale dopo gli USA, ma poi anche loro hanno iniziato le rivendicazioni per un livello superiore di benessere.

La situazione che sta vivendo il popolo cinese è similare. Si tratta di un popolo che vive quasi esclusivamente per lavorare e su questo fattore il governo fa molto affidamento ed è proprio questo il fattore che permette di mantenere i salari ancora a livelli molto bassi.

Ma quanto potrà ancora durare?

Gli stili di vita nelle zone più sviluppate del paese stanno nettamente migliorando e le abitudini di acquisto dei cinesi si stanno sempre maggiormente spostando verso beni di importazione contraddistinti da elevati standard qualitativi.

Quindi, nel breve periodo i salari continueranno ad aumentare, e gli stili di vita miglioreranno velocemente. La bilancia commerciale Cinese verrà penalizzata e il commercio si riaprirà verso paesi come il nostro che al momento dalla Cina riescono quasi solo ad importare, come possiamo vedere dai dati ufficiali di interscambio con l’Italia nel 2011:

Saldo commerciale: mld/euro 19,3

Principali prodotti importati dall’Italia: componenti elettriche e schede elettroniche (12,4%); articoli di abbigliamento, escluso l’abbigliamento in pelliccia (10%); computer e unità periferiche (5%); macchine di impiego generale (3,5%); cuoio conciato e lavorato (3,5%); altre macchine di impiego generale (3,4%).

Principali prodotti esportati in Italia: macchine per impieghi speciali (21,4%), macchine di impiego generale (9,1%); macchine per la formatura dei metalli e altre macchine utensili (6,1%); rifiuti (4,2%); cuoio conciato e lavorato (4,2%).

Difficoltà culturali

Oltre alla visione economica, la difficoltà di delocalizzazione in Cina è rappresentata dalle differenze culturali tra il nostro popolo e il popolo cinese.

Questo comporta delle grandi difficoltà per una PMI italiana che voglia delocalizzare nell’estremo oriente. Molto spesso il fattore culturale è sottostimato, e molti imprenditori credono che i modelli organizzativi validi in patria possano essere esportabili. Questo è uno degli errori più frequenti. Si guada al costo della manodopera e non si valuta la capacità, competenza, volontà e produttività dei popoli che sono nati nei paesi dove si delocalizza.

Seguendo le teorie di Hofstede, sulle differenze culturali, sappiamo che sono state teorizzate cinque dimensioni della cultura, che vanno tenute in forte considerazione per valutare i rapporti tra popoli molto diversi tra loro.

Le dimensioni culturali che sono prese in considerazione da Hofstede sono le seguenti:

  • Distanza gerarchica – Power distance (PDI)
  • Individualismo – Individualism (IDV)
  • Mascolinità – Mascolinity (MAS)
  • Controllo dell’incertezza – Uncertainty avoidance (UAI)
  • Evoluzione della mentalità nel tempo – Long Term Orientation (LTO)

Distanza gerarchica – Power distance (PDI)

Questa dimensione esprime il modo in cui una società gestisce le disuguaglianze tra le persone, ovvero misura il grado in cui le persone appartenenti a quella società accettano l’ordine gerarchico in cui ognuno ha un posto e che non ha bisogno di ulteriori giustificazioni. Nelle società con la distanza gerarchica bassa, le persone si sforzano di equalizzare la distribuzione del potere.

Individualismo – Individualism (IDV)

L’individualismo può essere definito come la caratteristica sociale in cui gli individui tendono a prendersi cura soltanto di se stessi e delle proprie famiglie. Il suo opposto, il collettivismo, rappresenta il quadro di una società nella quale gli individui possono aspettarsi che gli altri membri della società si possano prendere cura di loro.

Mascolinità – Mascolinity (MAS)

Questa dimensione rappresenta il livello di mascolinità, ovvero la tendenza di una società a dare molta importanza alla realizzazione, all’eroismo e al successo materiale. La società con un alto grado di mascolinità è, in generale, più competitiva. Il suo opposto, femminilità, è sintomo di una società che da più importanza alla cooperazione, alla cura per i più deboli e alla qualità della vita.

Controllo dell’incertezza – Uncertainty avoidance (UAI)

Questa dimensione misura il grado di disagio dei membri di una società nei confronti dell’incertezza.

Il problema fondamentale qui è come una società tratta il fatto che il futuro non può essere conosciuto: si dovrà cercare di controllarlo o lasciare semplicemente che accada?

I paesi che presentano una grado elevato di questo parametro tendono a mantenere rigidità nei codici di comportamento e sono intolleranti ai comportamento poco ortodossi. Le società che presentano un basso grado di questo parametro tendono a mantenere un atteggiamento più rilassato in cui la pratica conti più delle norme e dei principi.

Evoluzione della mentalità nel tempo – Long Term Orientation (LTO)

Nelle società con un orientamento a lungo termine, le persone credono in valori quali la perseveranza e la parsimonia. Essi mostrano una capacità di adattamento alle mutate condizioni tradizionali, una forte propensione al risparmio e all’investimento.

Le società con un orientamento a breve termine hanno generalmente un forte rispetto per le tradizioni, l’adempimento degli obblighi sociali, non hanno propensione al risparmio per il futuro, e un focus sul raggiungimento dei risultati in tempi brevi.

Qui di seguito riporto il grafico delle differenze tra italiani e cinesi, e lascio alla capacità critica del lettore l’analisi delle differenze tra questi due popoli:

Itaia - Cina

Consulenza aziendale, organizzazione, marketing, internazionalizzazione, fvg, udine, trieste, pordenone, veneto, venezia, treviso, padova, vicenza, verona