Oggi quadriathlon (o meglio … tessarathlon)

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La quarta frazione

La preparazione per portare a termine positivamente il Progetto H2O continua incessantemente, anche se questa ultima settimana è stata disastrosa sotto il profilo dello stress lavorativo.
Ho dovuto gestire quello che un mio clienteamico chiama “un casino mondiale”, e le giornate lunghe di lavoro, non mi hanno permesso di seguire correttamente il piano di allenamento.
Sono arrivato al sabato distrutto mentalmente, con la sola ed unica soddisfazione di essere riuscito, alla fine, sul filo di lana, a risolvere il “casino mondiale”. O almeno spero.
E quindi le ore dedicate all’attività sportiva sono state minimali. Quel minimo che permette di rimanere vivo, ma che non permette certo di migliorare.
Ma oggi mi sono rifatto con gli interessi. Non mi è bastato il triathlon, oggi mi sono impegnato in un “quadriathlon”, o meglio un “tessarathlon” come mi correggono i miei amici Marco Gergolet e Alessandro Pauluzzi che hanno studiato greco antico.

2016.04.16 - Nuoto Sistiana

Acqua di aprile a 12° C meglio muoversi per ascaldarsi

La giornata è iniziata presto, con una abbondante colazione, per dare un segnale al corpo, che anche oggi poteva stare tranquillo, che il cibo ci sarebbe stato. Perché sapete, altrimenti quello comincia a consumarmi già quei pochi muscoli che ho, trasformandoli in grasso viscerale, messo lì a dimora, che non si sa mai, che non arrivi una carestia 😀
Dunque, per farla breve, alle 9:30 tutti pronti, in Baia a Sistiana per un allenamento di gruppo su distanza Sprint.
Per chi non lo sapesse o se lo fosse dimenticato, per distanza sprint, nel triathlon, si intendono 750 metri a nuoto, 20 km in bicicletta e 5 km di corsa.
L’acqua, per usare un eufemismo, non era caldissima, ma l’entusiasmo di tutta la squadra del Gorizia Triathlon faceva dimenticare che, mentre ci facevano le foto, le unghie dei piedi si stavano staccando a causa del gelo 😀

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Il percorso Swim

Partenza al colpo di cannone immaginario e quattro giri di boa, per riapprodare alla spiaggetta di ghiaia e salire sulla bicicletta.
Non avevo mai fatto la salita che dalla baia di Sistiana porta sulla strada statale. Con i muscoli freddi, nonostante la nuotata (i muscoli che vengono utilizzati dal corpo sono chiaramente diversi), mi sembrava di affrontare la salita dello Zoncolan. Ho tentato due volte di salire in piedi sui pedali, ma poi ho capito che un 34-29 era il massimo che fossi in grado di spingere in quel frangente.

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Il percorso di 20 km bike, sulle alture del Carso triestino, sopra Aurisina

Tralascio i dettagli inutili del percorso bike, dirò soltanto che devo ringraziare i miei compagni di avventura del GoTri, in particolare Alan e Susanna che più volte mi hanno aspettato per non farmi perdere il percorso.

E ritorniamo alla spiaggia, E’ trascorsa un’oretta e mezza dai preparativi iniziali e il sole adesso è alto in un cielo terso dal quale sono scomparse le nuvole.

Giù la bici sul trespolo della zona cambio, via le scarpe bike e su le scarpette da corsa, per tornare a salire all’altopiano e percorrere il Sentiero Rilke, meraviglioso terrazzo con un panorama mozzafiato del Golfo di Trieste.

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Il percorso run attraverso il Sentiero Rilke

Peccato non poter avere una macchina fotografica, o almeno un cellulare, per immortalare gli scorci di questo Mediterraneo azzurrissimo che si godono dalle anse del sentiero. Un percorso fascinoso, fatto un po’ di corsa e un po’ camminando, saltellando come un coboldo di pietra in pietra, calpestando quel calcare carsico che crea le meravigliose scogliere di Duino. Ad un cero momento ho avuto anche una strana, netta sensazione, nel percepire vicino a me il respiro di Carlo che proprio in quel luogo, dove stavo transitando, ha colto con gli occhi gli ultimi frammenti della sua breve esistenza.

Le pareti bianche sottostanti al Rilke sono state per anni mute testimoni di momenti indimenticabili della mia giovinezza, quando, a dispetto di tutte le ordinanze comunali, che proibivano l’arrampicata sulle scogliere, perché forse, ma dico forse, il Falco Pellegrino avrebbe potuto nidificare, mi sollevavo felice usando i ridicoli appigli di quel bianco calcare che consumava i miei polpastrelli, ma rendeva felice la mia anima.

E poi la discesa, la discesa nel boschetto afoso e senza sole, per arrivare abbastanza esausto, ma contento, al traguardo finale di questo allenamento di gruppo, gioioso, senza l’assillo del cronometro, ma che ha permesso al mio corpo, ancora una volta di ascoltare i battiti del mio cuore, il rumore del mio respira, la netta sensazione del sangue che circola nei miei pochi muscoli.

Ma non era finita. Ve l’ho detto che oggi non è stato un triathlon, ma un quadriathlon. Ritornato a casa ho capito che la primavera stava invadendo il mio giardino e che, senza la mano impietosa dell’uomo, la natura avrebbe potuto impossessarsi di tutta la mia casa, stritolandola in un abbraccio di edere e di cespugli selvatici. Così saggiamente, ma non tanto gioiosamente, ho acceso il tagliaerba e ho falciato il prato.