Benedette, maledette piste ciclabili e una crostata “senza”

Sabato sono risalito in bicicletta dopo tre settimane. L’ultima volta era stato in occasione del triathlon sprint di Lignano, il 30 aprile, e quindi, anche in quell’occasione, di chilometri ne avevo fatti soltanto venti.
Poi mi sono dedicato alla preparazione finale per la Half Marathon di Hackney e, dopo il necessario recupero (se non volete che “muoro” 😀 ) il tempo atmosferico non aveva aiutato e non ero più riuscito a risalire in sella.

Assieme al mio amico Sergio, complice la bellissima giornata, ci siamo fatti una bella sgambata di 67 chilometri con oltre settecento metri di dislivello. Un giro per il Collio e per il Carso, alla ricerca dei ciliegi selvatici. Oddio, non è che siano proprio selvatici, ma questa è una scusa per non sentirsi dei ladri a raccogliere i preziosi frutti dai rami che penzolano sulla strada. Tutto sommato non è andata male. La preparazione invernale si sente e, anche se non ho mosso le gambe sui pedali per tre settimane, sono riuscito a mantenere un buon ritmo.

Ieri, per recuperare lo sforzo fatto in salita, ho pensato bene di replicare l’uscita, ma percorrendo una strada pianeggiante che mi portasse a respirare il profumo del mare.
Ho pensato così di provare a percorrere quelle piste ciclabili di cui tanto si discute in questi ultimi anni.

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Ciliegi ai bordi della strada

Lungi da me valutare gli investimenti portati avanti dagli enti locali, sfruttando i finanziamenti regionali o europei. Ognuno dovrà risponderne un giorno, se ci crede, davanti al Padreterno (quelli più sfortunati, dovranno magari risponderne un po’ prima, davanti ad un magistrato. Ma questa è un’altra storia). Ma quello di cui vorrei invece parlare è dell’aspetto tecnico di queste strade che dovrebbero agevolare il ciclista e permettergli di pedalare in santa pace, senza preoccuparsi del traffico.

Si sa che in Italia i ciclisti sono odiati dagli automobilisti almeno tanto quanto gli autovelox. La loro presenza in strada, anche se non in gruppo, fa dimenticare all’automobilista l’esistenza dei freni. Se non lo avete mai notato ve lo spiego io.

L’automobilista, appena vede davanti a se un ciclista viene preso da un tremore incontrollabile, inizia ad accelerare, mantiene preciso la rotta come un missile intelligente, al limite si sposta in maniera micrometrica verso sinistra, quel tanto da non rovinare lo specchietto retrovisore di destra sulla chiappa sinistra del pedalatore. In molti casi si attacca al clacson, ma mai, dico mai, anche in presenza di camion giganti in senso opposto, pensa a mettere il piede sul freno e rallentare il veicolo in modo da essere pronto in caso di necessità.

Per l’automobilista, il ciclista è sempre troppo in mezzo alla strada, anche quando sta viaggiando a destra della linea bianca che segna la fine della carreggiata ed è con le ruote praticamente sull’erba o la terra del ciglio della strada.

Certo, lo so che i ciclisti quando viaggiano in gruppo spesso credono di essere in fuga al Tour de France. Ma onestamente, ditemi, quante volte avete occasione di incrociare dei grupponi e quando invece, il ciclista è solitario? Fatevi, facciamoci tutti un esamino di coscienza.

Bene, ma ritorniamo al punto. Le piste ciclabili dovrebbero essere concepite per far “ciclare” i ciclisti. Ieri l’ho voluto sperimentare, percorrendo la pista da Ruda (prima da casa mia non c’è nulla) fino al Caneo, alla foce del fiume Isonzo.

La prima cosa di cui ci si rende conto è che l’Italia è stretta. Nel senso che, nonostante tutti i campi che abbiamo, le ciclabili le facciamo correre sempre a ridosso delle strade principali e, nei paesi, quasi sempre, sopra a quelli che un tempo erano semplici marciapiedi. Per cui la carreggiata risulta essere strettissima, tanto da faticare e rischiare quando si incrocia un altro ciclista, e pericolosissima per i continui passi carrabili che si incrociano.
In un tratto ho calcolato che gli attraversamenti erano mediamente ogni venti/trenta metri, che possono essere soltanto una scocciatura per una anziana vedova che con la bicicletta si appresta a portare i fiori sulla tomba del marito, ma che sono pericolosissimi per chi corra soltanto a 20 Km/h.

Vogliamo parlare di buchi, tombini, scalini e altre amenità? Vogliamo parlare dei passanti che, giustamente, percorrono quello che un tempo era il loro marciapiede?

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L’Isola di Barbana in mezzo alla Laguna di Grado

E poi, vogliamo parlare di quei tratti in cui la pista corre a ridosso dei muri delle case e dei relativi scuretti delle imposte? Mi sono chiesto quale stress devono subire ogni mattina i proprietari di quelle case quando aprono gli scuretti, sperando che in quel momento non transiti qualcuno deciso ad allenarsi per battere il record dell’ora. Sarebbe una scena da Willy il Coyote 😀
La ciclabile migliora di molto sul tratto Aquileia Grado dove, forte anche del panorama mozzafiato, diventa un percorso favoloso. Non fosse per le frotte di gente che ne occupano completamente  la carreggiata a bassissima velocità o, addirittura, da fermi.
Certo, lo so, la ciclabile non può essere solo dei ciclisti, come la strada non dovrebbe essere soltanto degli automobilisti. Ma possibile che in una domenica mattina di sole ci debbano passeggiare gli anziani di tutte le case di riposo dei dintorni, i pattinatori con i rollerblade che, quelli si, fanno le competizioni in gruppo e occupano tutta la sede stradale, gli scout che dovevano andare sul Gran Sasso, ma si sono persi e non sanno dove sono, e hanno deciso di starsene fermi lì in mezzo a controllare la bussola e il sestante, le famiglie di tedeschi con frotte di quaranta bambini piccolissimi con le bici con le rotelline. Un club di vegani che ha deciso di consumare lì in mezzo il suo fiero pasto?

Complice qualche semaforo e un paio di attraversamenti di strade (la ciclabile corre un po’ a destra della strada, poi dall’altra parte per qualche centinaio di metri, poi ritorna di qua) mi rompo le scatole e, lo ammetto, anche a costo di tirarmi contro gli strali di qualche solerte vigile della polizia locale di Grado, dal centro a oltre il ponte di Primero, ho corso in strada. Altrimenti sarei probabilmente ancora là, prigioniero degli ingorghi da ciclabile.

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Sul ponte di Primero

Sulla ciclabile ci sono rientrato nella Riserva naturale della Val Cavanata, per percorrerla fino al suo termina a Punta Sdobba, in uno scenario meraviglioso, con gabbiani e cigni che facevano dimenticare che in tutto questo lungo percorso di oltre 40 chilometri non ho trovato una, dico una fontanella, per poter riempire con un po’ di acqua le mie borracce ormai vuote.

Del ritorno non dirò nulla, perché non c’è mai nulla da dire dei ritorni che, anche se lunghi uguale, durano sempre di meno delle andate. Ormai si pedala con coscienza, o forse incoscienza, al solo scopo di ritornare a casa, dove ti aspetta un giusto premio per questi, alla fine, 77 chilometri percorsi con una altimetria piatta, ma che mi hanno impegnato, tra una frenata e una deviazione, per oltre tre ore.

A casa mi aspettava, oltre all’acqua fresca per reidratare il mio corpicino assetato, un splendida crostata, fatta al sabato sera, con la nostra ricetta casalinga, che potrà far inorridire i patiti della pasta frolla, ma che vi consiglio di provare, non soltanto per la sua salubrità, ma anche per la sua bontà.

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Crostata di farina di avena

Si tratta di una crostata senza zucchero, senza derivati del latte e, con la farina di avena che non dovrebbe contenere glutine.

Ingredienti
70 gr mandorle
Buccia di un limone non trattato
200 gr farina di fiocco di avena integrale
100 gr farina di grano saraceno
1 uovo intero + 1 tuorlo
80 gr di olio di semi di arachide
1 cucchiaino di bicarbonato
1 pizzico di sale
Marmellata Rigoni senza zuccheri aggiunti (q.tà a piacere)

Preparazione con il Bimby:
Mettere nel boccale le mandorle con la buccia di limone, polverizzare per 10 sec a velocità 10.
Aggiungere la farina di avena, il sale, le uova, l’olio, il bicarbonato, mescolare per 30 sec a velocità 5.
Versare l’impasto in una tortiera per crostata senza imburrarla tenendone a parte due cucchiai.
Compattare l’impasto nella tortiera per creare la base della crostata.
Spalmare la marmellata e sbriciolare sopra l’impasto tenuto da parte.

Pre chi non possiede il Bimby utilizzare la farina di mandorle e adeguare le altre velocità di mescolatura.

Cottura
Infornare a 180° C per 30 minuti