Meglio soli …

better aloneA quasi un mese dai due referendum che mi hanno coinvolto personalmente, non sono ancora riuscito a scrivere nulla. Un po’ perché i mesi estivi sono, storicamente, i più impegnativi per il mio lavoro, un po’ perché non volevo inserire le mie gocce d’acqua in quel fiume impetuoso di opinioni che sono apparse su giornali, social network e blog, nelle settimane passate.
I due referendum sono quello del 19 giugno sulla fusione dei comuni di Monfalcone, Ronchi dei Legionari e Staranzano, e quello del 23 giugno sulla Brexit.
Entrambi molto importanti per i cittadini che sono andati alle urne, ed entrambi che mi coinvolgono direttamente.
Per il primo referendum, come sapete, ho prodotto uno studio sulla riorganizzazione della macchina comunale dell’ipotetica Città Comune, che dimostrava un grande risparmio in termini economici. Nel secondo perché ho due figli laureati in UK e attualmente residenti a Londra ed occupati in due multinazionali che hanno la loro sede nella città della Regina.

Sembrano due situazioni diverse, con problematiche diverse e portate diverse, invece, secondo me, sono uguali. Entrambe dimostrano che i cittadini non credono più che sia possibile migliorare, e pensano che sia meglio mantenere lo status quo, per quanto difficile, piuttosto che esplorare un ignoto che potrebbe, forse, migliorarti la vita.

Fiumi di parole sono state scritte inveendo contro l’ignoranza dei votanti. Molti, sia nell’uno che nell’altro caso, hanno affermato che decisioni di tale portata non possono essere messe in mano alla gente. Ho letto affermazioni come “la casalinga di Dobbia non può decidere sul futuro del territorio” e anche “Il minatore gallese disoccupato cosa vuoi che capisca di finanza internazionale”. Posto che al minatore gallese disoccupato, probabilmente poco importa che il manager della City non riesca a comperarsi la terza Ferrari e il suo attico a Chelsea abbia perso oggi buona parte del suo valore a causa della probabile, conseguente speculazione immobiliare, dobbiamo prendere atto che nulla è stato fatto, negli ultimi decenni, per far pensare, sia alla casalinga di Dobbia, sia al minatore disoccupato, che chi tira le fila del discorso, si interessi ai loro problemi.

Per quanto riguarda il referendum su Città Comune, lo avevo scritto in tempi non sospetti come sarebbe finita. Se non ci credete andate a rileggervi il post del 14 maggio 2016.
In quel post scrivevo: ” … io credo che andrà a votare, nel complesso una percentuale di aventi diritto tra il 25% e il 30% e vincerà il “no” con un 70-80%. Insomma, una vittoria bulgara del “no”. I Cittadini favorevoli, o potenzialmente favorevoli, alla fusione non andranno a votare perché non saranno pienamente convinti dei benefici. Sono forse stanchi delle promesse e anche degli studi che dimostrano che si può efficientare la macchina pubblica…”.

Con qualche piccola percentuale di scarto, è andata proprio così. Nel totale dei tre Comuni sono andati a votare in massa i contrari, cittadini dei Comuni di Ronchi e di Staranzano, e una piccola parte dei favorevoli del Comune di Monfalcone.

La paura dei ronchesi, degli staranzanesi, così come quella dei cittadini di Leeds o di Exeter, era quella di non poter più essere, in futuro, padroni delle proprie scelte, confluendo in qualcosa di più grande (Città Comune nel caso dei bisiachi e l’Unione Europea nel caso degli inglesi). Paura perché gli interessi delle multinazionali, delle grandi banche, delle aziende che controllano l’economia e la finanza, si vadano ad appropriare anche del piccolo, di quello che ancora pensano di poter gestire e controllare con il proprio voto.

I valori in campo sono effettivamente molto grandi e, forse, realmente difficili da comprendere dal Cittadino comune, ma molto spesso anche dal Cittadino scolarizzato, e questo deve, secondo me, far capire a chi ci amministra che i voti che loro rappresentano non sono un numero, ma sono delle persone fisiche, con un nome, una famiglia, delle speranze e delle paure, delle ansie e delle illusioni. I Cittadini si sono espressi per una umanizzazione della politica, che deve prendere le distanze dai grandi interessi e deve considerare l’Uomo al centro delle decisioni.

Adesso esco e vado a farmi un giro in bicicletta … ma rigorosamente da solo.