Dieta Zona

Con questa serie di post, vediamo di illustrare le caratteristiche delle diete più famose al mondo, cercando di individuare i pro e i contro di ognuna di esse.
La dieta a zona è un metodo alimentare messo a punto negli Stati Uniti dal biochimico Barry Sears.
Il principio chiave è quello per cui attraverso una corretta alimentazione sia possibile controllare l’equilibrio di alcuni ormoni, come l’insulina e il glucagone, prodotti dal nostro organismo.

Secondo i sostenitori di questa teoria alimentare, associando in un certo modo gli alimenti, l’organismo raggiunge un equilibrio in cui i grassi vengono utilizzati come fonte primaria di energia.
All’alimentazione equilibrata deve sempre associarsi una moderata attività fisica, un’adeguata gestione dello stress e un’integrazione di Omega 3, normalmente carenti nell’alimentazione moderna.
Secondo Sears, per essere equilibrato, un pasto deve prevedere un 40% di carboidrati, un 30% di proteine e un 30% di grassi. Si tratta, pertanto di una dieta spostata verso l’utilizzo di proteine, considerando che le tabelle dell’OMS indicano come salutare una dieta che abbia un rapporto tra i macronutrienti del 47,4% di carboidrati, un 15% di proteine e un 37,6% di grassi (si intende una dieta per sedentari, poiché le percentuali variano a seconda del tipo di attività giornaliera).
Ma veniamo alla parte difficile. La dieta a zona, pur aborrendo il controllo calorico, propone due metodi per bilanciare correttamente i pasti senza dover pesare le quantità di cibo assunte.
1. Metodo della mano: è sicuramente quello meno preciso ma che consente di non impazzire nel calcolo delle quantità e di applicare correttamente la dieta anche quando si mangia fuori. La quantità di proteine da assumere deve corrispondere alla dimensione del palmo della propria mano, due pugni come unità di misura per i carboidrati favorevoli (uno se sfavorevoli) e il resto del piatto va riempito con verdure.
2. Metodo dei blocchi: ciascun blocco si compone di carboidrati, proteine e grassi (secondo la regola del 40-30-30) mentre il numero di blocchi da assumere nel corso della giornata è soggettivo e dipende dalla propria percentuale di massa magra nonché dall’attività fisica praticata. In pratica un blocco di proteine equivale a 7 grammi, uno di carboidrati a 9 grammi e uno di grassi a 1,5 grammi. Questo secondo principio ha favorito la nascita di una industria alimentare che vende prodotti preconfezionati, calibrati nelle varie percentuali.

Pur dichiarando di non tenere in considerazione l’importanza energetica dell’alimentazione, ma piuttosto l’impatto metabolico dei nutrienti contenuti nei cibi,  e questo sarebbe certamente un fondamento apprezzabile, in realtà, La dieta a zona stessa è una dieta ipocalorica. Per capirlo è sufficiente mettere a confronto una dieta mediterranea ipocalorica (al 70% dell’energia normale) e una dieta a zona per la stessa persona.
Inoltre, quando si consiglia di svolgere attività motoria regolare, questa non viene tenuta in considerazione nella stima iniziale e rappresenta una ulteriore deplezione calorica che peggiora il bilancio energetico totale.

PRO
E’ oggettivamente efficace nella perdita del sovrappeso, ma non può essere considerata uno stile di vita da continuare per sempre

CONTRO
Complessità nella sua applicazione
Sbilanciamento dei macronutrienti
Apporto di carboidrati troppo scarso

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