Perché lo stress ci fa ingrassare

Noi siamo il risultato di quello che l’evoluzione ha plasmato dall’inizio della comparsa dei primi ominidi sulla terra.
Per milioni di anni, l’uomo ha vissuto in una situazione di nomadismo. I nostri antenati erano cacciatori e raccoglitori e si spostavano continuamente per procacciarsi il cibo.
Se consideriamo soltanto il periodo Paleolitico, come preistoria dell’uomo, ci riferiamo ad un periodo iniziato circa 3,5 milioni di anni fa, mentre il Neolitico, ossia il periodo in cui l’uomo diventa stanziale ed inizia la pratica dell’agricoltura e dell’allevamento, si situa a circa 10.000 anni fa. Per tutto questo periodo, ma anche successivamente nel periodo storico dell’era antica e medioevale, uno dei problemi quotidiani che affliggeva l’uomo era la difesa personale.
Il nostro sistema nervoso si attiva di fronte a tutto ciò che percepisce come una minaccia o un pericolo. Gli ormoni dello stress, il cortisolo e l’adrenalina, preparano l’individuo a lottare o a fuggire, facendo liberare nel sangue il glucosio, una fonte di energia immediata, che è immagazzinato nei muscoli e nel fegato.

Questo sistema riflesso assolutamente involontario, è gestito dalla parte più antica del cervello, ma funziona ancora oggi nello stesso modo, anche se i pericoli non sono più rappresentati dagli animali feroci o da orde di guerrieri assetati di sangue.

Una volta il nostro antenato preistorico, quando incontrava una belva doveva combattere per salvarsi, oppure darsela a gambe. Gli antropologi ci dicono che il nostro corpo è strutturato per percorrere a piedi circa 30 km al giorno e adattato a scatti rapidi massimali brevi, ossia quelli che permettevano di mettersi velocemente in salvo.

Oggi, che percepiamo il pericolo in maniera completamente diversa, le nostre scariche di adrenalina le abbiamo quando qualcuno ci passa davanti ad un semaforo rosso, oppure in una discussione accesa in una sala riunioni. Gli eventi stressanti sono quasi sempre cronici e immateriali. Sono legati a reazioni continue, e questo che fa sì che la glicemia nel nostro organismo tenda a essere stabilmente elevata per l’azione cronica di questi ormoni corticosteroidi.

Se a tutto questo aggiungiamo il fatto che, un tempo, un cacciatore/raccoglitore del paleolitico, per procurarsi un po’ di glucosio in natura doveva percorrere chilometri, mentre noi, sempre nella famosa sala riunioni di prima, abbiamo la nostra bella tazza di caffè davanti, colma di cucchiaini di saccarosio, il conto è presto fatto.

Mai come oggi, nei secoli e millenni passati, l’uomo ha avuto a disposizione tante calorie in termini di cibo, senza la necessità di doversi muovere per procurarselo e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, ossia sovrappeso e una obesità generalizzata nella popolazione.

Le conseguenze dell’effetto dello stress a cui siamo sottoposti quotidianamente, con il conseguente aumento in circolo del cortisolo, portano alla sindrome metabolica, un quadro clinico che include obesità addominale, valori anomali dei lipidi nel sangue, pressione sanguigna elevata, resistenza insulinica, predisposizione alle trombosi e agli stati infiammatori, sino allo sviluppo del diabete di tipo secondo.

Molti studi hanno dimostrato che chi è sottoposto ad un livello elevato di stress tende a mangiare di più e a ricercare di compensare lo stato di disagio con il piacere momentaneo del cibo, particolarmente di quello dolce, perché favorisce, a livello cerebrale, la produzione di serotonina, il cosiddetto ormone del buonumore, un neurotrasmettitore capace di diminuire il dolore e donare uno stato di benessere.

Inoltre chi tende alla ricerca del sapore dolce, sarà attirato in una spirale perversa che, anche questa, deriva dall’evoluzione. Un tempo, prendiamo sempre il Paleolitico come esempio, l’uomo non aveva facilmente a disposizione cibi molto calorici. Gli zuccheri raffinati non esistevano e l’unico supporto di carboidrati era dato dalla frutta che, ovviamente, non era quasi mai disponibile. Pertanto, quando un nostro antenato la trovava, se ne cibava senza limiti, grazie ad un sistema sempre ormonale che, a quel tempo, garantiva la sopravvivenza. Lo stesso principio, però, funziona ancora oggi che gli zuccheri sono presenti ovunque. Il principio è molto semplice, ad un incoming calorico portato da uno zucchero, avremo una immediata reazione insulinica, l’ormone anabolico per eccellenza. L’insulina cosa fa? Prende il glucosio in circolo e, visto che non ci serve per muovere i muscoli perché non dobbiamo più fare 30 Km al giorno a piedi per procurarci il cibo, lo mette a riserva sotto forma di grasso. Ma non è finita, dato che lo toglie dal circolo sanguigno, abbiamo un calo glicemico che ci porta ad avere fame nuovamente e a ricercare altro cibo. Questo circolo che, come si può ben capire, nel paleolitico era uno strumento del corpo per permettere la sopravvivenza in periodi di carestia, un po’ come le marmotte che diventano grassissime prima di andare in letargo e poi consumano il grasso durante l’inverno, si è trasformato in un killer nell’era moderna nella quale abbiamo una infinita disponibilità alimentare e uno scarsissimo movimento fisico.

L’aumento di peso, pertanto, è sicuramente causato dallo stress, ma in maniera indiretta. Dipende principalmente dai comportamenti che noi scegliamo, in particolare dallo stile di vita che ci imponiamo.
Il movimento fisico, al pari degli zuccheri, è un mediatore della serotonina e, quindi, grazie al movimento possiamo ridurre il nostro livello di stress. Inoltre una sana alimentazione, priva di tutti quei prodotti industriali raffinati, come lo zucchero e le farine bianche, non può che favorire una vita sana. Quindi, come quasi sempre, anche in questo caso, il corso delle cose dipende in massima parte da noi e dalle nostre scelte.