Correva l’anno 1968

Correva il 1968, un anno i cui avvenimenti avrebbero forse cambiato la storia del Mondo e che avrebbe fatto molto parlare di se nei decenni successivi, e noi eravamo studenti imberbi, della IIE della Scuola Media Guido Brunner di Roiano, a Trieste.
Per noi maschietti è stato il primo anno in una classe mista. Arrivarono sei ragazze che, adesso posso dirlo francamente, scombussolarono parecchio l’ambiente esclusivamente maschile di quella classe.
Con la maggior parte dei compagni, avevamo ormai un trascorso quasi decennale, avendo frequentato lo stesso asilo in Vicolo delle Rose, la stessa Scuola Elementare Emo Tarabochia e, adesso, eravamo a metà del percorso della scuola media, ancora fortemente disorientata dalla recente riforma, che aveva parificato tutti gli istituti precedenti, accorpando Ginnasio e Scuole di avviamento professionale.

Erano anni di sconvolgimento mondiale. In primavera c’era stato quel Maggio parigino che darà la stura a tutti i movimenti e alle contestazioni europee e aprirà la strada a quel periodo storico, certamente controverso, che forse porterà al terrorismo, ma sicuramente alla nascita di tantissimi movimenti culturali che daranno vita, tra l’altro, alla più bella musica di tutti i tempi.

Ma noi avevamo il nostro trambusto personale. Sei nuove ragazze, tutte più grandi di noi, non d’età, ma per maturità. Ragazze già formate e pronte alla vita, mentre noi stavamo appena entrando nel labirinto adolescenziale, non ancora usciti da un recente passato fatto di gioco al nascondino e giri in bicicletta.

Oggi, a cinquant’anni di distanza, grazie ai social network, tutti questi forever young si sono ritrovati grazie all’uso smodato di quanto la tecnologia ci mette a disposizione e hanno deciso di rivedersi di persona dopo così tanto tempo.

La reunion è avvenuta in un noto locale della città e, chi vi ha partecipato, ha testimoniato che sembrava che il tempo non fosse assolutamente trascorso. Sembra una banale frase retorica supportata dal nulla, e invece è proprio così. Cinquant’anni sono una vita intera, in mezzo ci passano tre generazioni, abbiamo iniziato con intingere il pennino nel calamaio e adesso digitiamo sui tablet. Abbiamo visto di tutto, mode e terremoti, crisi economiche e periodi di benessere, la caduta della prima e di non so quante altre repubbliche, siamo diventati genitori e anche nonni, eppure attorno a quel tavolo di pizzeria c’erano gli stessi volti e le stesse anime con le quali ho condiviso brevi, infiniti, bellissimi, indimenticabili momenti di vita.

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