È arrivato il giorno buio

Prima o dopo, si sa, doveva succedere. Oggi è arrivato il giorno buio. Quel giorno maledetto in cui le gambe non girano e la testa si svuota. Guardi la strada e ti sembra soltanto un grigio nastro d’asfalto. Un colore che si mescola al colore del cielo, grigio anche lui, gravido di nubi pesanti dalle quali scende una pioggia fine, ma continua, incessante, impertinente.

Stasera sono uscito a correre alle sei e mezza di sera, dopo una giornata impegnativa di una settimana allucinante. Una corsa programmata, un fartlek di 14 chilometri. Quasi un’ora e mezza di corsa, da fare con ritmi diversi, partendo piano piano, per poi aumentare progressivamente, e poi alternare minuti veloci a minuti lenti di recupero.

Stamattina tutti i segnali erano già negativi, dopo tre settimane di grande stress lavorativo, alcuni progetti da chiudere in tempi brevissimi. Tre weekend passati in ufficio a completare analisi, riscontri, report e procedure, tra fogli di calcolo e pagine di Word. Periodo in cui non ho voluto mollare. In cui ho continuato a correre, nuotare e, per quanto il tempo atmosferico me lo ha permesso, anche pedalare. Ma al fisico non si comanda, mai. Soprattutto quando è la testa ad essere stanca. Soprattutto quando il cortisolo è alle stelle e il cervello stacca la spina, e fornisce corrente soltanto a quello che ritiene indispensabile per la sopravvivenza. E in questo periodo la sopravvivenza è il lavoro, che devi completare.

Una tre giorni di pressione costante per la chiusura di tre dei progetti che mi impegneranno così almeno fino alle prime settimane di maggio. Tre giorni nei quali sono riuscito ad andare a correre due volte, ho saltato un allenamento di nuoto perché proprio non me la sentivo di uscire da quella casa in cui ero appena rientrato, dopo un centinaio di chilometri in auto e una giornata intera passata a negoziare per il mio Cliente.

E questa sera il tracollo finale. Dopo essere arrivato a casa, che già la sera stava scendendo, ho indossato stoicamente la tuta del guerriero e, dopo aver litigato con il mio Garmin, che non voleva saperne nemmeno lui di scaricare il programma da Training Peaks, sono uscito nel grigiore con la testa già vuota.

Ecco che il corpo si fa sentire, mi vuol da subito far capire che non ce la fa. Dolori alle articolazioni, non fastidi, proprio dolori. Crampi ai polpacci e ai quadricipiti. Spalle dure, collo teso, muscoli delle spalle contratte. Una parte di cervello che cerca di visualizzare il percorso, di farsi una ragione, l’altra parte che si svuota, inesorabilmente, e dopo solo due chilometri le gambe che si fermano, da sole, si staccano dal cervello, come se la colonna vertebrale avesse disconnesso le parti basse del corpo dalle alte.

La pioggia che scende fina fina, ma fredda, quasi gelata, e i muscoli che si raffreddano e la parte razionale del cervello che dice di andare a casa. Si, ha ragione lei. facciamo rientro, in silenzio, con la testa bassa e le gambe pesanti.

Sarà il caso di lasciar passare qualche giorno, di riposare il cervello per far si che anche i muscoli si riprendano. Dovranno prendere nuovamente il sopravvento gli ormoni buoni. Ormai ne sono convinto, il nostro corpo è regolato dagli ormoni, sono loro che comandano.

Seduto sul divano riguardo i grafici della progressione del mio stato di forma e ritorno fiducioso. Forse tre giorni di riposo, fisico e mentale, non potranno farmi che bene. Domani mattina ho ancora una riunione e poi che fare? Si, credo che questo weekend riposerò e cercherò di visualizzare il percorso della prossima settimana. Staremo a vedere. Stay tuned

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