Lo stress di essere Papà

“Ogni uomo può essere un padre, ma ci vuole una persona speciale per essere un papà” (Anonimo)

Fare il genitore dicono sia uno dei mestieri più difficili del mondo, ma ci sono delle differenze. Si sa che sulla lettera “M” si fondano i tre pilastri principali della nostra cultura millenaria, il primo, lo avrete già capito, è quello di “Mamma”, gli altri due sono “Maccheroni” e  “Maglietta di lana”. Sulla “P” di Papà, invece, non si è mai fondato nulla.

La paternità è un viaggio meraviglioso, impegnativo ed emozionante, ma che rimane sullo sfondo della vita di un figlio. Ormai non dovrebbero esserci grosse differenze tra la Mamma e il Papà. Al contrario di un tempo, quasi sempre entrambi lavorano e, quindi, possono dedicare più o meno lo stesso tempo per stare con i propri figli, ma chissà perché, forse perché è ancora scritto nel DNA, il rapporto che un figlio ha con la propria madre è molto diverso da quello che instaura con il proprio padre.

Per entrare nel merito della questione, analizziamo un tipico discorso familiare:

– Mamma ho fame
– Mamma ho freddo
– Mamma ho sonno
– Mamma posso?
– Mamma dov’è la mia maglietta?
– Mamma cosa c’è per cena?
– Papà … dov’è la Mamma?

Ecco, il rapporto che il figlio instaura con la propria madre ha una fortissima componente emotiva, un legame che non si dissolve dopo il taglio del cordone ombelicale. Né quello fisico, al momento della nascita, né quello simbolico, all’uscita dall’adolescenza. Senza scomodare Freud e il suo complesso di Edipo, tutti noi Papà abbiamo avuto esperienza di questa realtà e tutti noi abbiamo cercato, in modi magari diversi, di riuscire ad essere importanti per i nostri figli, capendo che, dato che la natura non ci aiutava, dovevamo farlo, inevitabilmente da soli. E qui nascono i problemi, quell’atteggiamento che assumiamo ci porta inevitabilmente a commettere degli errori involontari nei confronti dei nostri figli.

In occasione della Festa del Papà, che in UK si celebra la terza domenica di giugno, ho pensato di scrivere un piccolo vademecum che spero possa essere utile a tutti i Papà. Questa ricorrenza, ogni anno, è causa di discussione con i miei due figli che, abitando a Londra, ed essendo ormai inseriti nel mondo britannico, si dimenticano bellamente di me il 19 marzo, giorno di San Giuseppe, ma se ne ricordano per fortuna quando le vetrine dei negozi di Her Majesty the Queen si riempiono di inutili gadget per i genitori maschi.

Bene, ritornando al vedemecum, ho cercato di dare delle risposte, basate sulla mia personale esperienza, su come si possa affrontare al meglio il ruolo di padre, evitando i classici sbagli in cui, inevitabilmente, ogni genitore incappa:

  1. Troppo spesso cerchiamo di imporre a nostro figlio il nostro modello di vita, nello studio, nello sport, nel lavoro e nella professione, non permettendogli di vivere e di inseguire i propri sogni. Un figlio non è un nostro clone, ha una sua personalità, delle potenzialità che vorrebbe esprimere e noi abbiamo il dovere di lasciarglielo fare.
  2. Valutarlo per i suoi successi e mortificarlo per il fallimenti. Certo è umano sperare di avere il figlio più bello, più bravo, a scuola, nello sport, nelle varie attività. Ma nella maggior parte dei casi non sarà così. Spingere un figlio ad avere successo a tutti i costi lo porterà inevitabilmente a non essere pronto ad affrontare gli inevitabili fallimenti che tutti, prima o poi, subiscono nella vita.
  3.  Confondere la preoccupazione con l’amore. Se si è pervasi dalla paura di perdere, di sbagliare o di fallire, si rischia di spingere anche il proprio figlio a focalizzarsi su queste sensazioni, spingendolo a diventare ansioso ed insicuro.
  4. Non fare mai una promessa che sapete di non poter mantenere. E’ il sistema peggiore per far perdere la fiducia in noi da parte di nostro figlio. In futuro sarà un uomo che non si fiderà di nessuno.
  5. E per ultimo, lasciatelo sbagliare con le proprie forze. Non cercate di evitargli i problemi della vita. Aiutatelo pure a completare un compito, ma non fatelo voi al posto suo. Sbagliare è importante ed è il miglior modo di imparare. Fare una azione al posto suo limita fortemente la sua crescita e mina la sua autostima.

E adesso, aspetto che arrivino i nipoti per rifare tutti gli sbagli che ho fatto con i miei figli 😀

 

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